Diari di Viaggio

Nella piana di Ninive. Appunti dalla Mesopotamia

Fiumi del tempo, fiumi del pensiero, 06 agosto 2018

 

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Le lande mesopotamiche che ci accolgono assolate e polverose da alcune settimane, anche quest’anno restano sempre ricche di spunti e riflessioni. Un’esperienza e un territorio che ci arricchiscono, da anni, ogni giorno un po’ di più, contribuendo, con l’ampliare le nostre conoscenze, ad ampliare la nostra apertura mentale. Tra i Protagonisti di questi territori ci sono indubbiamente i corsi d’acqua, fiumi reali che fanno crescere le messi e vivere la gente, soprattutto in un luogo dove in realtà l’acqua è preziosa e non sempre disponibile (ad esempio, viene erogata ogni due giorni), ma soprattutto i fiumi del tempo che ingrossano il corso della storia, talvolta aiutando a dipanarla e a renderla comprensibile a chi la studia e la ama. Fiumi pieni di sorprese, ricchi di spunti e scoperte. Fiumi che non a caso hanno rappresentato i centri nevralgici attorno ai quali sono nate e prosperate le civiltà maggiori dell’antichità, fiumi che ci hanno dato e danno la vita. Eh sì, perché del resto siamo fatti in gran parte di acqua noi stessi esseri umani. La sua penuria sta già scatenando problemi, financo guerre furibonde, perché si può restare giorni a digiuno, ma provate a restare tre ore a 50 gradi senz’acqua e poi ce la raccontiamo. Acqua, elemento al centro del nostro progetto, che riguarda tutto il territorio, ma anche i canali di irrigazione costruiti dagli antichi re assiri, come Sennacherib, nel primo millennio a. C., che rifornivano Ninive, l’attuale Mosul, appena liberata dall’ Isis, o Khorsabad, e soprattutto la pianura coltivabile, dove oggi ci muoviamo.

 

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Mesopotamia “Terra tra fiumi”, il Tigri, a pochi chilometri da noi, e l’Eufrate, ora più lontano e martoriato, culla della nostra civiltà, della nostra umana avventura terrena. Fiumi del tempo, abituati al suo scorrere e al suo lento incedere, torrenti, o Wadi, corsi d’acqua stagionali, estremamente importati in questi luoghi, che costituiscono il nerbo della storia che studiamo, o di quella che viviamo. Pensate a fiumi immateriali, o reali, viventi e vissuti, purificatori e affascinanti, come il Gomel che ogni mattina guardiamo mentre tentiamo di portare alla luce la storia di questa pianura (sempre acqua e tempo abbinati, vedete), gli stessi dove faceva il bagno forse il re Sennacherib o dove si bagnò Alessandro, e di sicuro molti dei suoi numerosi sudditi. Ma comunque finestre aperte sul mondo e le altre culture, di cui dovremmo avere maggiore cura. Credete forse che la risorsa acqua sia inesauribile? Ora sappiamo che non è così, e infatti è divenuta essa stessa merce, ai nostri tempi, come se si potesse imbrigliare con la finanza, una forza millenaria. Volete una dimostrazione? La diga di Mosul, dove lavora l’impresa italiana Trevi, per cercare di evitarne il collasso. Sapete perché la diga è in pericolo? Perché è costruita sul gesso e l’acqua trova sempre una strada. Sta a noi far sì che sia buona o distruttrice, e in questo il passato ci insegna che l’acqua è viva, vitale. È VITA. O non siete d’accordo? Alla prossima occasione…

 

 


Lo scavo continua… come la vita, 30 agosto 2018

 

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Eccomi di nuovo tra voi, lettori curiosi e avidi di sapere e conoscenza, e spero privi di quell’odio assurdo e incomprensibile che trasuda a volte, sempre più spesso, verso la stessa. La pianura di Ninive ci accoglie placida ogni mattina ormai, abbracciandoci con la sua atmosfera, il suo calore e i suoi colori. La luce è diffusa, intensa, già dal mattino. Ma l’aria a Gaugamela è insolitamente tersa, pulita, lascia scorgere e ammirare la piana della battaglia fin nei suoi più reconditi dettagli. Il sito si mostra, come ci ha abituati. LUI non cambia, muto testimone (per ora) del passare del tempo; imponente come sempre, incombe su di noi, quasi a voler mettere alla prova la nostra voglia di carpirne i segreti.

Il lavoro comincia, lo scavo riprende vita e vigore, come i motori di un battello a vapore, che prendono velocità e ritmo, passo dopo passo. Fa un certo effetto notare che ora tutto sembra assolutamente tranquillo, oserei dire pacifico. Vi chiederete: ma cosa intende dire? Beh, sembra quasi che non sia successo nulla, che gli anni scorsi il fronte non fosse stato solo a pochi chilometri da noi, che gli uomini neri non ci siano mai stati. Purtroppo, il passaggio di alcuni elicotteri militari e i campi profughi ancora esistenti ci ricordano che molto male è stato fatto a queste terre e ai suoi abitanti. Ma la polvere si sta alzando, con il vento che sferza le nostre figure e quelle di coloro che lavorano con noi, le nostre voci si confondono, si perdono nell’aria, e scrutando l’orizzonte sembra di rivedere quegli antichi guerrieri, con le loro lance, le loro cavalcature muoversi su quella piana, come se non se ne fossero mai andati, come silenziosi, ma eterni testimoni del tempo…tempo che cerchiamo di risvegliare nel suo corso, di comprendere nei suoi processi, scartabellando il terreno, come fosse un libro….questi sono i tempi che ci piace ricordare con piacere.

 

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Nel giorno della Festa del Sacrificio, detta anche “Eid al Kebir”, la Festa Grande, 21 agosto 2018

 

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Eccomi di nuovo tra voi. È stata un’altra settimana piuttosto intensa e il caldo è tornato a farsi sentire. L’aria a Gomel continua a essere percorsa dai venti e dalla polvere, ma anche dai gesti e dalle voci di coloro che vi lavorano. Questo progetto infatti è costituito da una squadra, un gruppo di persone, ormai stabile e impegnato su vari fronti, con un unico scopo comune. Vi chiederete, di quale progetto si tratta? Ma siamo sempre noi, il Land of Niniveh Archaeological Project, afferente all’Università di Udine e capitanata dall’inossidabile nocchiero, Prof. Daniele Morandi. Di certo il progetto sta cambiando pelle, passando dalla ricerca territoriale su ampia scala ad un’analisi puntuale di un sito e della sua storia, e che sito!, come detto la volta scorsa.


È il nostro modo di contribuire al progresso e allo scorrere del tempo, il ricercare il passato, per comprendere il presente e possibilmente migliorare il futuro, soprattutto in un mondo che sembra avere la memoria piuttosto corta, se non l’ha persa del tutto. Vi chiederete e direte, MAMMA MIA, quanta retorica!, ma forse dovreste chiedervi per quale motivo, malgrado gli anni che passano, questo approccio rimanga lo stesso. Così come la conoscenza delle altre culture e dei differenti modi di vivere e intendere lo scorrere della quotidianità resta tra le cose sempre nuove e più belle di questo lavoro. Infatti, il tè sta arrivando, un gesto silenzioso, senza tempo, gentile, memoria residuale di tempi meno tristi, dove la sacralità dell’ospite aveva un profondo significato, troppo spesso andato perdendosi. Tè che i ragazzi che lavorano con noi non ci fanno mai mancare. Così come dei dolcetti, fatti in casa, a base di noci, datteri e cocco, tipici di questa ricorrenza, e anch’essi donati agli altri.


Oggi ricorre l’Eid al Adha, o Festa del Sacrificio, detta anche Eid al Kebir (la Festa Grande). Essa si festeggia 70 giorni dopo la fine del Ramadan e celebra il sacrificio di Isacco da parte di Abramo, poi sostituito con una pecora. Sacrificio che viene osservato ancora oggi. Infatti, la tradizione vuole che il pasto, in famiglia, sia a base di carne ovina, una parte della quale va donata ai poveri, che non possono permettersi tale pietanza. È una festa molto sentita e importante, un po’ come il nostro Natale, per fare un paragone, e dura tre giorni, in cui si visitano i parenti e si invitano gli ospiti, facendo regali ai bambini e donando dolciumi a chi si incontra o conosce. Vi sembra così diversa dalle nostre festività? Io non credo. 
EID MUBARAK A TUTTI.


Ps. Noi oggi lavoriamo, ma stasera ci concediamo una grigliata sociale, e indovinate un po’ chi sarà alle griglie? Ciao e alla prochaine…

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Pianura di Navkur, Kurdistan Iracheno, 14 agosto 2018

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Signore e Signori, eccoci ancora qui. Dopo un anno, siamo tornati in Iraq, o meglio nel Kurdistan Iracheno. Luogo dove la nostra ricerca ormai è divenuta essa stessa una storia. Del resto, si tratta ormai della settima campagna. La pianura di Navkur ci accoglie con il suo abituale caldo e l’immancabile polvere, d’altra parte si chiama Piana del fango per qualche ragione, o no? Ma udite, udite! Il caldo non è così opprimente come altre volte (e speriamo che continui così).

La ricognizione si avvia al termine, tranne qualche dettaglio volubile e aereo da definire e documentare in modo altrettanto volatile (potenza e evoluzione della tecnologia si fanno ben volere al proposito), quest’anno è dedicato alla campagna di scavo. E indovinate cosa ci stiamo, archeologicamente, si intende, sgranocchiando? Gir, o Tell Gomel. Qualcuno di voi mi dirà, e cioè? Eh eh, se lo chiamo Gaugamela vi dice qualcosa di più? Eh sì, perché si tratta del sito e della pianura, luogo della celebre vittoria di Alessandro Magno sui Persiani (331 a. C.), almeno secondo la maggior parte delle ipotesi, e a noi fa piacere pensare che sia così.

Gaugamela, luogo topico, quasi mitico, perché una delle cose che affascinano noi archeologi è anche la possibilità di lavorare in siti celebri per la loro storia e per l’influenza che hanno avuto su di essa in generale nel corso dello scorrere dei secoli. Alcuni luoghi si ammantano di un’aura quasi mistica, oserei dire. Questo è uno di essi. Questi sono i momenti: poter usare la cazzuola sugli strati di siti come questi ripagano di tanti sforzi, fatiche, di tante domande come, ma chi me lo fa fare ancora?, delle tante incomprensioni che a volte ci troviamo ad affrontare nel corso di questa professione, che tanti avrebbero voluto fare (a parole) e che poi non hanno perseguito. Nessuno potrà mai togliermi tale soddisfazione, piccola forse, ma non mediocre, di tale materia al momento ne abbiamo fin troppa.

Ora vi devo lasciare, gli operai sono al lavoro, i picconi e le pale si muovono veloci fendendo l’aria, la terra si smuove, la storia deve essere svelata, e sebbene il clangore di questi strumenti non sia quello delle antiche armi, spade, sarisse e altro, la loro eternità è altrettanto reale. A bientot…

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