I nostri classici

The Monuments Men

Scheda film

Titolo originale: The Monuments Men

Regia: George Clooney

Interpreti: George Clooney, Cate Blanchett, Hugh Bonneville, Matt Damon, Jean Dujardin, John Goodman, Bill Murray

Genere: Drammatico, storico

Durata: 118 minuti

Anno: 2014

Paese di produzione: USA

Trama: Gli Alleati attaccano la Germania, ma i fedeli del Führer non si fermano. Continuano a eseguire gli ordini fino alla fine, uccidendo persone e saccheggiando il patrimonio artistico delle nazioni occupate. La popolazione tenta di mettere al sicuro la propria storia, ma invano. A Gand, il Polittico della Cattedrale di San Bavone viene fatto partire per Bruxelles per essere messo al sicuro, dove però non arriverà mai; a Parigi migliaia di opere sono portate via dai musei e trafugate; a Bruges, la Madonna con il Bambino, attribuita a Michelangelo, è in grave pericolo. Intanto i bombardamenti degli Alleati procurano danni irreversibili: l’abbazia di Montecassino viene completamente distrutta, il refettorio del convento con l’affresco del Cenacolo di Leonardo è pericolante, così come tantissimi altri siti europei.

Il prof. Frank Stokes, docente di Storia dell’Arte, non può permetterlo. Ottenuto il permesso del presidente Roosvelt, recluta un team di esperti in grado di recuperare e proteggere le opere d’arte che i nazisti hanno portato via cercando di dar vita al folle piano di Hitler, quello di costituire il Führermuseum a Linz, in Austria. È una gara contro il tempo: qualora iniziassero ad essere sconfitti, la Germania conquistata e Hitler in persona morisse, i nazisti hanno l’ordine di applicare il Decreto Nerone: i ponti, gli archivi e tutte le opere d’arte dovranno essere distrutte.

Già molte opere contemporanee erano andate incontro alle fiamme, tra cui alcuni quadri di Pablo Picasso e di Salvador Dalì considerate da Hitler come arte degenerata. Non si poteva rischiare oltre.

I Monuments Men, così vengono chiamati, non sono certo soldati professionisti, ma un architetto, un esperto d’arte, uno scultore, due storici, un ebreo tedesco esperto in lingue, un pilota britannico, che si impegnano infiltrandosi e tentando di portare a termine la propria missione, pur non essendo spesso sostenuti nemmeno dai militari delle Forze Alleate: recuperare e salvare le opere d’arte.

La mente malvagia di Hitler ha ideato un piano quasi infallibile per derubare l’umanità della propria storia, ma per fare questo necessita di grandi spazi dove nascondere il bottino. I siti candidati sono le miniere di rame e di sale, nonché il famoso castello di Neuschwanstein dove le opere sono depositate l’una accanto all’altra, insieme ai beni degli ebrei deportati e uccisi.

Non si può morire per un’opera d’arte, ma per la propria identità storico-culturale forse sì. I Monuments Men – nel film solo 8 persone, ma in realtà erano più esperti provenienti da 13 diverse nazioni – recuperarono oltre 5 milioni di opere trafugate, restituendole. Alcune furono distrutte dai Nazisti, altre non sono ancora state identificate.

«Ascoltate ragazzi, penso che dovreste sapere la verità secondo me: questa missione non è mai stata designata al successo. Se fossero sinceri ce lo direbbero. Ci direbbero che con tutta la gente che muore, chissene frega dell’arte. Ma sbagliano. Perché è per questo che noi combattiamo: per la nostra cultura e per il nostro stile di vita. Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una vita di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti e la loro storia è come se non fossero mai esistite… solo ceneri che galleggiano. È quello che vuole Hitler. Ed è la sola cosa che non possiamo permettere».

Il film è stato tratto da fatti storici realmente accaduti, contenuti in un volume intolato Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia, a cura di R. M. Edsel e B. Witter.

 

Oggi esiste la Monuments Men Foundation il cui obiettivo è non dimenticare, ricordando le azioni e ricostruendo l’identità di questi uomini e donne che hanno servito l’umanità.

 

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La locandina del film

Il Museo del Louvre e il catalogo MNR

Dal 12 febbraio 2018 il Museo del Louvre ha dedicato due sale alla sola esposizione di 31 dipinti trafugati dai nazisti, tra il 1940 e il 1945, alle famiglie ebree. L’iniziativa del Museo francese ha lo scopo di far sì che i dipinti abbiano una certa visibilità, in modo che si possa risalire agli originari proprietari – se ancora viventi – o ai loro eredi.

Le opere, segnalate con la sigla MNR (Musées Nationaux Récupération), sono presenti anche su un catalogo online per favorirne il riconoscimento e la rivendicazione di appartenenza.

La pala d’altare di Gand, o polittico dell’Agnello Mistico

Già dalle prime scene del film, diretto da George Clooney, una grande importanza viene conferita alla pala d’altare di Gand (o Ghent), conosciuta anche come polittico dell’Agnello Mistico di Jan e Hubert van Eyck. L’opera, realizzata tra il 1426 e il 1432 e composta da 12 pannelli, è custodita nel deambulatorio della maestosa cattedrale di San Bavone.

La complessa vicenda tra Belgio e Germania ebbe origine nel 1816, quando scomparvero le ante con la raffigurazione di Adamo ed Eva, vendute dal vicario all’antiquario L. J. Nieuwenhuys, a loro volta acquistate dal collezionista inglese Solly, residente in Germania.

Nel 1861, dopo essere sopravvissuto a un incendio e aver subito un restauro, il polittico tornava ad essere riassemblato con le ante che il governo belga aveva acquistato per il Museo di Bruxelles. Nonostante ciò, mancavano altri pannelli (le tavole di Berlino) ancora in possesso della Germania che fu costretta a restituirli al Belgio come risarcimento di guerra nel 1920, in seguito al Trattato di Versailles.

Nel 1934 il polittico fu di nuovo vittima di un furto: venne trafugato il pannello con i Giudici Giusti, mai più ritrovato e sostituito con una copia. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il Belgio prese la decisione di inviare l’opera in Vaticano in via preventiva.

Iniziò il trasferimento del polittico, fermo provvisoriamente in un castello a Pau in Francia. Proprio qui, nel 1942, sarebbe stato rubato dai nazisti per andare ad arricchire il futuro museo di Hitler. Quest’ultimo aveva inserito nella lista delle opere da trafugare proprio l’opera dei fratelli Van Eyck, in quanto memore del Trattato di Versailles che, a suo avviso, aveva umiliato la Germania.

Appresa la notizia del ricovero a Pau, Hitler inviò una delegazione guidata dal direttore generale dei musei bavaresi, E. Buchner, per convincere i francesi – che tenevano il polittico in custodia – a consegnarla. Quando le autorità si accorsero di quel che stava accaendno, l’opera dei fratelli Van Eyck era già scomparsa. Venne recuperata in una miniera di sale ad Altaussee dai Monuments Men americani e restituita alla Cattedrale di San Bavone di Gand.

 

 

 

 

Per approfondire:

R. M. Edsel, B. Witter, Monuments Men. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia, 2014.

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Sul restauro, si veda Visit Flanders