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L’Egitto a Viterbo con Zahi Hawass

Nel grande contenitore di Caffeina Festival, alla sua 12ma edizione con il #girogirotondo, riveste un ruolo principale la mostra “I tesori e i misteri del magnifico Tutankhamon”, allestita presso Palazzo dei Papi ed aperta al pubblico dal 1 luglio al 28 ottobre

 

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Locandina della mostra

250 le repliche in scala 1:1 di antichità egizie, che permetteranno al visitatore di ripercorrere un viaggio nel tempo, ma soprattutto di ammirare la ricostruzione della camera funeraria del faraone. L’iniziativa è inserita in un programma che ha lo scopo di favorire il dialogo interculturale tra Paesi del bacino del Mediterraneo e soprattutto in tema con le iniziative messe in campo grazie alla sinergia tra l’Ambasciata italiana in Egitto, il nostro Governo italiano e le Autorità egiziane.

Il 29 giugno il celebre archeologo egiziano Zahi Hawass ha incantato la folta platea raccolta nel pregevole cortile di Palazzo dei Priori di Viterbo, per illustrare le nuove scoperte archeologiche in Egitto e per ribadire con forza  il “no al traffico illecito dei reperti sottratti illegalmente” e il suo impegno per la restituzione di più di 6000 opere, oggi esposte nei più famosi musei stranieri.

La conferenza, apprezzata oltre che per le specifiche competenze del grande egittologo, ma anche per le sue capacità oratorie, che incantano il pubblico “da vero e proprio attore” (cit. Omar Sharif), è stata diretta da Claudio Margottini, geologo e addetto scientifico dell’Ambasciata italiana in Egitto.

Sul palco anche il professor Tsao Cevoli, direttore dell’Area Patrimonio Culturale del Centro per gli Studi Criminologici di Viterbo e direttore del Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale, che ha sottolineato il grande impegno di Zahi Hawass per la restituzione dei reperti illegalmente sottratti all’Egitto, del suo coraggio di parlare in maniera molto diretta contro i trafficanti internazionali e della sua temerarietà nel chiedere ai più importanti musei stranieri la restituzione delle opere.

 

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“Un problema che non riguarda solo l’Egitto – ha dichiarato Tsao Cevoli – ma anche tutti noi: il Patrimonio dell’Egitto è un Patrimonio dell’Umanità. Tutti i libri di storia che abbiamo usato a scuola da bambini iniziavano anche dalla storia dell’Egitto, che è l’inizio della storia delle grandi civiltà umane. Ciò che accomuna Italia, Egitto, Grecia e altre realtà del Mediterraneo è la necessità di tutelare il Patrimonio Culturale nei confronti dei crimini e dei traffici internazionali di opere d’arte”.

Alla domanda di Tsao Cevoli: “Cosa intende fare ancora l’Egitto per contrastare il fenomeno e quale consiglio ci fornisce al riguardo?”, l’archeologo egiziano ha iniziato il suo racconto di come ha intrapreso e portato a compimento alcune delle sue operazioni di recupero, facendosi parte attiva per la restituzione di più di 6000 reperti.

Il piano progettato era quello di far rientrare le opere in Patria in occasione dell’inaugurazione del grande Museo del Cairo, previsto per il 2015, ma a causa della rivoluzione furono costretti a rimandare.

Si rivolse comunque ai grandi Musei come il Louvre (per lo Zodiaco di Dendera), il British Museum (per la Stele di Rosetta), il Museo di Berlino (per il busto di Nefertiti, con tanto di prove del trafugamento), ma senza risposta positiva, tanto da causare la decisione di non collaborare più con questi Istituti per eventuali scambi culturali.

Hawass si è congratulato invece per l’operato del Governo italiano in merito ai  118 manufatti egizi rubati e ritrovati a Napoli e per i quali l’Ambasciata italiana ha provveduto al recupero e alla restituzione all’Egitto, rimarcando soprattutto la necessità di realizzare una rete di forze internazionali tra i vari Paesi martoriati dai  trafugamento e dalla distruzione del Patrimonio Culturale, per combattere uniti e non tacere mai più di fronte a tale crimine, per non essere complici.

L’incontro si è concluso con la consegna a Zahi Hawass del Premio alla Carriera, per l’impegno nella Tutela del Patrimonio Culturale dell’Umanità, da parte di Tsao Cevoli insieme a Lidia Vignola, direttrice dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie.

 

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Da sinistra: Marcello Cevoli, presidente del Centro Studi Criminologici, Tsao Cevoli, direttore del Master in Archeologia Giudiziaria, Zhai Hawass, archeologo ed egittologo, Lidia Vignola, direttrice dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie