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La “Madonna con Bambino benedicente” di Antonio del Massaro da Viterbo, detto “il Pastura”. Il viaggio di un’opera

Antonio del Massaro, detto “il Pastura”, nasce a Viterbo intorno al 1450 e la prima notizia che riusciamo a reperire su di lui, tramite la ricognizione delle fonti archivistiche, risale al 17 dicembre 1478, quando, sotto il pontificato di Sisto IV, il Senato del Popolo Romano approvava gli Statuti dell’Universitas picturae ac miniaturae, una corporazione di mestiere esistente a Roma sin dal tardo medioevo e che accoglieva al suo interno pittori, miniatori e ricamatori[1]

 

 

Dalla lettura del codice, conservato presso l’archivio dell’Accademia di San Luca a Roma, è possibile rintracciare la presenza del pittore viterbese tra i firmatari dell’importantissimo documento che vedrà la formazione di una vera e propria categoria di professionisti del settore, tutelata e regolamentata da norme ben precise e riconosciute[2]. L’ambiente romano degli anni ’80 del XV secolo fornisce al pittore viterbese spunti per la formazione artistica, grazie soprattutto ai contatti con Antoniozzo Romano (1430-1508), Melozzo (1438-1494), Pinturicchio (1452-1513) e Perugino (1448-1523).

Non ancora affermato come pittore, nel 1489 si trasferisce ad Orvieto ed inizia a lavorare come dipendente di Giacomo da Bologna al parapetto e al balcone interno del Duomo[3]. Stabilitosi quindi ad Orvieto, dove resta fino al 1492, esegue anche alcuni lavori per conto proprio, tra cui una pittura al castello di Prodio, affidata precedentemente al suo “datore di lavoro” e 36 mazze per la festa del Corporale. Nel 1492 il Pastura si trasferisce di nuovo a Roma con il Pinturicchio e con lui lavora fino al 1495 alla decorazione dell’appartamento Borgia in Vaticano[4].

La sua attività  risulta anche presso il Palazzo dei Conservatori (Madonna delle Scale), nella chiesa di S. Cosimato (Madonna in trono con Bambino tra i SS. Francesco e Chiara), a S. Maria del Popolo (Cristo morto della lunetta della cappella dei Della Rovere; i Quattro Evangelisti della cappella di S. Caterina), ma anche in altre opere oggi perdute e ricordate ancora intorno al 1620[5].

Nel 1497 ritorna ad Orvieto per eseguire numerosi lavori all’interno del Duomo: gli angeli sui drappelli del baldacchino, il restauro degli affreschi del coro, le scene nella tribuna (Annunciazione, Visitazione, Presentazione e la Fuga in Egitto). La Congregazione dell’Opera pensò di affidargli anche l’incarico per la decorazione della Cappella Nuova, lasciata interrotta da Beato Angelico e dal Perugino, ma a causa di un giudizio negativo per le sue opere precedenti, esternato proprio dalla committenza, non gli vennero affidati i lavori che furono invece assegnati nel 1499 a Luca Signorelli.

Non si hanno più notizie del Pastura fino al 25 marzo del 1504 quando, grazie alla lettura di un atto notarile conservato presso l’Archivio di Stato di Viterbo, è possibile rintracciare la controversia con Giacomo Guazza in merito alla realizzazione di un’immagine della Vergine. Nel 1508 si trasferisce a Corneto, attuale città di Tarquinia, per dipingere gli affreschi nel coro del Duomo ed anche qui instaura un rapporto conflittuale con i canonici della chiesa, per la risoluzione del quale devono intervenire come giudici i pittori Costantino Zelli, Monaldo Corso da Viterbo e Luca Signorelli (1450-1523). Gli affreschi cornetani sono considerati l’impresa più impegnativa del Pastura nel viterbese e testimoniano le rielaborazioni di motivi del Perugino e del Pinturicchio, con influenze del Signorelli (1450-1523) e ricordi del Ghirlandaio (1448-1494).

Il Pastura muore nel 1516.

Erede dei grandi maestri umbri come Perugino e Pinturicchio, influenzato da Luca Signorelli, ha operato per le grandi committenze del Patrimonio di San Pietro in Tuscia[6] nell’ambito di strutture religiose, realizzando affreschi, pale d’altare e dipinti su tavola, anche di piccole dimensioni, che troviamo oppure trovavamo all’interno di chiese, cattedrali, conventi e monasteri. La ricognizione delle sue opere all’estero ha individuato una serie di situazioni con percorsi tramite compravendite, anche ‘dubbie, e transiti nelle case d’asta.Il fatto che la presenza delle sue opere all’interno di musei di fama mondiale viene registrata solo a partire dalla seconda decade del XX secolo e solo dopo che fosse stato portato alla ribalta dagli storici dell’arte che lo annoverarono tra i pittori più rappresentativi della scuola umbra e come erede del Perugino, ci induce ad ipotizzare che in molti casi ci sia stato un programma ben precis, attuato da organizzazioni estere dedite al traffico di opere d’arte, con la collaborazione di personaggi autoctoni. Un mercato specializzato che, tuttavia, operava nell’illecito vista la già promulgata normativa italiana di tutela: Legge Nasi (12 giugno 1902, n. 185) e Legge Rosadi-Rava (20 giugno 1909, n. 364).

I principi di inalienabilità e tutela di beni di interesse storico, archeologico ed artistico, l’istituto della notifica del vincolo di tutela e della vigilanza sull’esportazione e sulla circolazione delle opere di privati, che oggi caratterizzano la disciplina sui Beni Culturali, furono introdotti proprio dalla Legge Rosadi nel 1909, già in vigore quindi al momento delle “compravendite” e delle”acquisizioi” delle opere di Antonio del Massaro da parte di collezionisti privati, istituti museali anche d’oltreoceano. Interessante situazione quella relativa alla Madonna con Bambino benedicente, riportata sulle testate giornalistiche[7] nell’ottobre del 2016, perché comparsa sul sito della casa d’aste Lempertz di Colonia e battuta il 19 novembre 2016 per la somma di € 22.320, partendo da una base di 18 -20.000€.

 

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Madonna con Bambino benedicente. Dipinto su tavola (32×24 cm)

 

L’opera, di piccole dimensioni (32 x 24 cm), è un dipinto su tavola di pregevole fattura, in cui si percepisce lo stile maturo del pittore nei particolari delle vesti della Vergine. La ricognizione delle fonti sul web[8] ha condotto, tuttavia, alla ricostruzione di alcune tappe che hanno portato l’opera fuori dal proprio territorio di provenienza, ma soprattutto ha consentito di ricostruire le vicende legate alle vendite nelle case d’asta, con l’unico limite che non ci è dato conoscere i nominativi degli acquirenti,  a meno che non si proceda con un metodo investigativo di tipo giudiziario.

Il 28 novembre 2007, il dipinto viene battuto all’asta presso la Auktionsverket di Stoccolma (Svezia). Dal mese di aprile al mese di settembre del 2010, viene esposta alla Reggia di Venaria Reale di Torino nella mostra “Gesù. Il corpo, il volto nell’arte”[9]. Grazie al sito web dello studio di architettura vincitore del concorso per l’allestimento della mostra, è stato possibile rintracciare la collocazione dell’opera in seno all’esposizione[10].

 

 

[1] AA.VV., Annuario della Accademia Nazionale di San Luca, 2010, p. 5;

[2] E. MÜNTZ, Les arts à la Cour des Papes, III, Paris 1882, pp. 99-101;

[3] Il 30 ottobre 1489 riceve un pagamento per le pitture del parapetto ed il 3 giugno 1490 si impegna a dipingere alcune figure del balcone.

[4] In alcune parti delle sale III (Arti Liberali: la Musica, l’Astronomia e la Retorica) e V (Misteri: angeli dell’Assunzione della Vergine), è stato riconosciuto l’intervento di Antonio, così come in 50 lance e 5 stemmi per i quali risulta un pagamento il 18 marzo 1494.

[5] G. MANCINI, Considerazioni sulla pittura, a cura di A. Marucchi e L. Salerno, Roma 1956, I, pp. 73 s., 185 s., 267, 269, 271, 282. Giulio Mancini, medico, collezionista d’arte e scrittore (1579-1630).

[6] Il Patrimonio di San Pietro in Tuscia corrispondeva l’attuale provincia di Viterbo, comprendendo i territorio situati a sinistra del fiume Fiora e a destra dei fiumi Paglia e Tavere e giungendo a nord fino a Radicofani (Toscana) e a sud sopra il lago di Bracciano. Sulla sinistra del Tevere comprendeva anche parte dell’Umbria con Amelia, Narni, Orvieto e Terni.

[7]  “…La madonna col bambino di Antonia del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, è stata posta in vendita con un prezzo stimato di 18 – 20mila euro. Un prezzo più che abbordabile anche per una amministrazione locale come il comune di Viterbo. E quindi ci sarebbe la possibilità concreta di riportare l’opera in città” (v. articolo pubblicato su Tuscia Web).

[8] V. pagina di Arcadja.

[9] V. articolo su Ansa.itIl corpo e il volto di Gesù nell’arte

Si veda anche il catalogo della mostra a cura di T.VERDON, Gesù. Il corpo, il volto nell’arte, Torino 2010

[10] V. evento Gesù. Il corpo, il volto nell’arte

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