Art Crime e Cultura POP

Christopher Marinello o dell’arte della mediazione

Siamo abituati a pensare alle indagini relative ai crimini d’arte in un unico modo, e cioè affidate alle forze dell’ordine. Ma qualcuno sta tracciando una via nuova, sicuramente interessante anche solo per gli interrogativi che riesce a sollevare

 

La persona in questione è l’avvocato Christopher A. Marinello, fondatore e amministratore delegato di Art Recovery International.

Facciamo un passo indietro: in queste settimane sta andando in onda sul canale Sky Arte una serie di documentari dal titolo Capolavori Perduti: sette puntate per sette dipinti di epoche diverse, andati perduti per motivi diversi: incendi, furti, saccheggi operati da nazisti e non.

I documentari ruotano attorno al tentativo di ricostruzione di queste opere da parte della società spagnola Factum Arte, nota soprattutto per essere di supporto nella realizzazione delle loro opere ad alcuni importanti artisti contemporanei, prima fra tutte Marina Abramovic ma che, nel corso degli anni, ha messo al servizio le proprie competenze proprio per tentare di restituire al pubblico almeno delle copie che rendano l’idea di ciò che ora non c’è più.

Il lavoro di studio sui dipinti diventa così il pretesto per raccontare agli spettatori da un lato l’artista e la sua tecnica e dall’altro, invece, le vicende che hanno portato alla perdita dell’opera in questione.

È proprio a questo punto che entra in gioco il lavoro dell’Art Recovery International.

Marinello è un avvocato: nei sette anni passati al servizio dell’Art Loss Register si è occupato di assistere cause di restituzioni molto importanti, come quella dei Matisse di proprietà degli eredi di Paul Rosenberg.

Proprio in quell’occasione Marinello testa quelli che, a sua detta, sono i limiti dell’Art Loss Register e sente l’esigenza di staccarsi e fondare una società tutta sua, che lavori secondo criteri più concilianti, trasparenti e maggiormente dalla parte tanto dei collezionisti quanto delle forze dell’ordine.

A proposito di queste ultime la società offre consulenze pro bono.

Ma quali sono, esattamente, i criteri di lavoro dell’Art Recovery International?

Per Marinello gli obiettivi principali sono due: il primo è ritrovare il ritrovamento dell’opera rubata e la restituzione ai legittimi proprietari, che siano musei o collezionisti privati.

Il secondo obiettivo, ed è su quello su cui si è focalizzata la mia attenzione, è arrivare a questo risultato senza necessariamente arrivare a un processo, anzi: il fine sarebbe quello di evitarli per non farne gravare i costi sulla comunità.

Perché, secondo me, questo secondo aspetto è piuttosto discutibile?

Innanzitutto perché, nel caso di opere rubate da musei come il Vermeer dello Steuart-Garden di Boston o la Natività di Palermo, è già la sottrazione in sé ad essere un prezzo che la comunità paga.

Il secondo aspetto è più, se mi permettete, di carattere “archeocriminologico”.

Pensate all’importanza di una sentenza come quella Medici: pensate all’importanza di stabilire una condanna, di fissare un precedente penale.

Pensate a quanto tutto ciò abbia contribuito a ridefinire i rapporti coi grandi musei americani, ad esempio, o a stimolare studi che analizzino, finalmente, anche da un punto di vista scientifico fenomeni come il traffico internazionale di reperti archeologici.

Perseguire chi compie determinati reati non è solo un vezzo giustizialista, non ha nulla a che fare con il desiderio di vedere messo qualcuno alla gogna.

È importante per rendere un determinato fenomeno criminale concreto, reale, pubblico, per aiutare a studiarlo in maniera più scientifica e, di conseguenza, elaborare nuove strategie per prevenirlo.

La restituzione di un’opera d’arte rubata è sicuramente fondamentale, ma lo è altrettanto comprendere il perché, che percorsi avrebbe seguito dopo il furto, magari nel tentativo di individuare una rete e tentare di smantellarla.

Gli accordi tra privati sono lodevoli, ma non aiutano di certo questo scopo.

Per questo, se da un lato è sicuramente importante che ci siano figure come Marinello che si spendono in questo ambito, magari anche pro bono quando si tratta di forze dell’ordine, dall’altro è altrettanto importante porsi dei dubbi sull’utilità di affidarsi sempre più spesso a canali privati.

In futuro, infatti, dobbiamo aspettarci che nascano altre società simili ad Art Recovery International, e non è detto che possano sempre avere la stessa lodevole trasparenza.

Marinello, infatti, negli anni scorsi si è fatto promotore dell’Art and Cultural Heritage Crime Symposium organizzato dall’università di New York, ed è una figura molto attiva anche per quanto riguarda il fronte divulgazione, ma è pur sempre l’amministratore delegato di una società privata, una società, oltretutto, che ha sempre maggiore visibilità.

 

Link di approfondimento:

Factum Arte – Mystery of the lost paintings

 Art Recovery International

Art and Cultural Heritage Crime Symposium