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All’asta della Dorotheum di Vienna il cassone con le Storie di Lucrezia

Giovedì 24 aprile 2018 a Vienna, presso Palais Dorotheum, tra i protagonisti dell’asta degli antichi dipinti (Old Master Painting, Part I), anche il Maestro di Carlo III di Durazzo, attivo a Firenze tra il 1380 ed il 1420, con le sue Storie di Lucrezia, narrate sul più antico cassone istoriato documentato nelle fonti archivistiche e bibliografiche

 

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Del cassone, purtroppo smembrato, con il lotto n. 25 dell’incanto, resta solo il pannello ligneo, dipinto con tempera ed oro, delle dimensioni di 48 x 126.5 cm, valutato tra i 180.000 ed i 200.000 euro.

La lettura del catalogo della casa d’aste austriaca e delle fonti bibliografiche disponibili, ci fornisce elementi interessanti per ricostruire le principali tappe a noi note che ha percorso l’opera fino all’attuale apparizione sul mercato dell’arte. Considerato come il più antico forziere istoriato, sarebbe stato realizzato secondo la tradizione nel 1381, anno in cui fu celebrato il matrimonio tra Agnoletta Ricasoli e Bartolomeo degli Alessandri, dimorati presso il Castello di Vincigliata a Fiesole (Firenze).

Nel 1861 risultava presente nell’ambito della collezione di Vincenzo Corsi e fu esposto in Casa Guastalla a Piazza Indipendenza a Firenze (M. Guastalla, Catalogo della Esposizione di oggetti d’arte del Medio Evo e dell’epoca del Risorgimento dell’arte fatta a Firenze in casa Guastalla, Florence 1861, p. 26).

Successivamente, tra il 1879 ed il 1903, transitò nella collezione di Sir John Temple Leader, a Fiesole, nel Castello di Vincigliata. Dal 1903 al 1917 fu di proprietà di Richard Luttrell Pilkinton Bethell, pronipote di Sir Temple. Dopo il 1926 era presente nella collezione del barone Alberto Fassini di Roma ed infine, in una collezione privata di Milano e per ultimo in Svizzera.

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Tuttavia, come di consueto nella documentazione fornita in occasione degli incanti delle case d’asta, quando esistono situazioni non chiare e meritevoli di approfondimenti, non vengono riportati i nominativi, tantomeno gli anni delle compravendite, come per il caso delle ultime due proprietà.

Ma ritorniamo indietro nel tempo e scopriamo chi fu il primo collezionista che mostrò particolare apprezzamento per l’opera. Nel 1855 Sir John Temple Leader (1810-1903), appassionato collezionista, acquistò i ruderi del Castello di Vincigliata a Fiesole (Firenze) e dopo sostanziali interventi di restauro in stile neo-gotico lo arricchì con arredi originali del XV e XVI secolo.

Il pannello preso in esame risulta presente proprio nel Castello di Sir Temple e documentato in una foto scattata dal fotografo Brogi nel 1890 (Archivio Alinari), dove risulta chiaramente come fosse stato inserito in un nuovo cassone realizzato ad hoc in stile tardo gotico, situazione che rilevò anche lo storico Van Marle e che è fu l’ultimo a vederlo intorno al 1925 (R. Van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting, vol. IX, The Hague 1927, p. 98).

Alla morte di Sir Temple, il Castello fu ereditato da suo pronipote Richard Bethell che lo mantenne fino al 1917 quando lo vendette con tutto il suo arredo al romano Alberto Fassini e fu proprio quest’ultimo che, dopo aver venduto la struttura a Charles Ridgway nel 1925, trasferì l’intera collezione Leader nel Castello di Nettuno e da lì la smembrò, immettendo anche il forziere sul mercato dell’arte, probabilmente intorno al 1930.

Lorenzo Sbaraglio, storico dell’arte e Direttore di alcuni istituti del Polo Museale della Toscana, nel 2010 nella sua pubblicazione “Le origini dei cassoni istoriati nella pittura fiorentina”, nel catalogo della mostra “Virtù d’amore: pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino”(Firenze, Galleria dell’Accademia e Museo Horne, 8 giugno-12 dicembre 2010), in merito al cassone istoriato con la Storia di Lucrezia preso in esame in questa sede, rileva: “Il mobile, la cui attuale ubicazione è sconosciuta, almeno dal 1879 era di proprietà di John Temple Leader, che lo collocò nel Castello di Vincigliata, sua residenza sulle colline fiesolane.”

Quindi, nel 2010 non era possibile rintracciare la sua collocazione, ma era comunque inserito nell’ambito di una collezione svizzera, così come riportato nella scheda del catalogo della Dorotheum che oggi, nel 2018 mette all’asta.

 

 

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