CHC

Fabio Maniscalco. Un’eredità viva

Nel nostro Paese c’è l’archeologia accademica, che talvolta consiste in una ricerca scientifica d’avanguardia, molto più di frequente in uno studio sterile, ripetitivo ed autoreferenziale. Poi ogni tanto capitano talenti che vanno oltre tutto questo.

 

Personalità in grado di cambiare la nostra visione delle cose, in grado di indicare una nuova strada, di darci una nuova prospettiva. A persone del genere la nostra archeologia accademica va stretta. E a sua volta l’archeologia accademica, incapace di coglierne lo straordinario potenziale o frenata dalla sua innata propensione alla statica autoconservazione, tende a rigettarli, ad osteggiarli o tenerli ai margini, in ogni caso a sterilizzarli entro margini rassicuranti.

Un personaggio del genere è stato l’archeologo Fabio Maniscalco, di cui quest’anno ricorre il decennale della prematura scomparsa.

Napoletano, classe 1965, laureato in Lettere classiche ad indirizzo archeologico presso l’Università di Napoli Federico II, negli anni ‘90 si trovò ad operare nei Balcani come ufficiale dell’Esercito Italiano. In questo contesto, il più terribile e devastante scenario bellico che ha insanguinato l’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, riuscì per primo e per la prima volta a dare un senso concreto alla Convenzione dell’Aja: quel trattato internazionale per la protezione dei beni culturali durante i conflitti armati, di cui dal 1954 le diplomazie mondiali amavano facilmente fregiarsi in tempo di pace, per poi condannarlo ad un rapido oblio in caso di guerra.

Da lì per Fabio Maniscalco nacque un impegno per la tutela del patrimonio culturale e contro le distruzioni ed i traffici illeciti di beni culturali da parte delle organizzazioni criminali che per primo ebbe l’intuito e la spregiudicatezza di chiamare “archeomafie”. Un impegno che avrebbe portato avanti ininterrottamente, restando per tutta la vita in prima linea con innumerevoli iniziative, tra cui la fondazione dell’Osservatorio per la Protezione dei Beni Culturali in Area di Crisi, del Comitato Italiano dello Scudo Blu dell’UNESCO, della collana monografica Mediterraneum e della rivista Web Journal of Cultural Patrimony e corsi per formare gli addetti alla tutela in Italia e all’estero. E poi attraverso innumerevoli appelli ed interventi su campo con un’azione capace di essere al contempo locale e globale, capace di partire dalle realtà a lui più vicine, come il centro storico di Napoli ed i Campi Flegrei, e di raggiungere i più lontani scenari di crisi e di guerra succedutisi nel corso degli anni. Unica e non replicabile sarebbe stata la sua capacità di aprire gli occhi alla comunità scientifica, prima ancora che all’opinione pubblica, e scuotere il mondo accademico dal torpore e dalla complice indifferenza, inducendolo a prendere finalmente posizione di fronte a fenomeni di così enorme portata.

Un’attività instancabile che gli sarebbe valsa molti riconoscimenti, più all’estero che in Italia, ultimo e più prestigioso di tutti la candidatura al Premio Nobel per la Pace, ma che nel 2008 gli sarebbe costata la vita. Nel 2009 Fabio Maniscalco è stato riconosciuto vittima del dovere dal Ministero della Difesa Italiano. Vittima di quei metalli pesanti e quell’uranio impoverito che hanno sottratto alle loro famiglie e alle nostre comunità lui e tanti che come lui hanno operato in quegli stessi scenari di guerra.

Fabio-Maniscalco-con-Ministro-Andreatta

Fabio Maniscalco riceve i complimenti per la sua opera “Sarajevo”
da Beniamino Andreatta, Ministro della Difesa dal 1996 al 1998

In questi lunghi dieci anni di Fabio Maniscalco abbiamo avvertito più che mai la mancanza ogni volta che assistevamo, colpevolmente impotenti ed incapaci di organizzarci per impedirle, alle distruzioni del patrimonio culturale nei vecchi e nei nuovi scenari di crisi e di guerra di cui il mondo sembra non riuscire a fare mai a meno. Ogni volta che nelle aree più ferite della terra, dietro un’artificiosa nebbia di menzogne e depistaggi, intuivamo celarsi traffici illeciti di beni culturali, senza che fossimo del tutto capaci di svelarli.

Che Fabio Maniscalco sia oggi un modello ed un riferimento imprescindibile per chiunque si occupi di salvaguardia del patrimonio culturale lo dimostrano le numerose iniziative a lui legate o dedicate in questi dieci anni. Tra le tante: nel 2008 gli viene intitolata un’aula dall’Università di Napoli “L’Orientale” ed il Centro di documentazione sulla Protezione dei Beni culturali presso la Biblioteca Civica di Moncalvo in sua memoria cambia il nome in Centro Alti Studi Fabio Maniscalco; nel 2009 gli viene dedicato il primo numero della rivista Archeomafie e gli viene conferita la Medaglia d’oro al Valore Civile dal Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino; a partire dal 2015 ogni anno una Borsa di Studio a lui intitolata viene offerta dal Centro per gli Studi Criminologici insieme all’Osservatorio Internazionale Archeomafie e all’Associazione Nazionale Archeologi, di cui era Socio Onorario; nel 2016 viene pubblicata da Skira la sua biografia narrata Oro dentro. Un archeologo in trincea: Bosnia, Albania, Kosovo, Medio Oriente di Laura Sudiro e Giovanni Rispoli; nel 2016 nella Concert Hall del John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington, la Banda dei Carabinieri rende un tributo musicale a lui e agli altri ai difensori dei beni culturali; infine nel 2018, in occasione del decennale della scomparsa, viene bandito un premio dall’Istituto per lo Sviluppo, la Formazione e la Ricerca nel Mediterraneo ​con il patrocinio dell’Università Orientale di Napoli e del Comune di Napoli.

0634_COP_9650_Maniscalco_Oro_Dentro_def.qxp:Layout 1

La copertina del volume Oro dentro. Un archeologo in trincea, di Laura Sudiro e Giovanni Rispoli

Fabio Maniscalco ha insegnato e continua ad insegnare a nuove generazioni di studenti e studiosi di beni culturali, attraverso i suoi scritti e le iniziative da lui nate, un modo diverso di fare archeologia. Soprattutto ci ha fatto capire che essere archeologi non significa starsene con la testa nascosta sottoterra e lo sguardo rivolto irreversibilmente al passato, ma vivere pienamente il proprio tempo da protagonisti attivi, consapevoli del nostro dovere e ruolo di semplici temporanei curatori di uno straordinario patrimonio che abbiamo immeritatamente ereditato e che appartiene a chi verrà dopo di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.