Il parere dell'esperto

La fondazione Rovati: un esempio di “multiforme ingegno” nel panorama delle fondazioni

Per chi si occupa di Beni Culturali, primavera è sinonimo di FAI. Quest’anno l’evento clou della regione Lazio è stata l’apertura dell’Isola Bisentina, riservata, però, ai soli tesserati FAI.

 

È la più grande delle due isole del Lago di Bolsena ed è nota soprattutto per la presenza di sette piccoli edifici di interesse storico e storico-artistico: si tratta, infatti, di un complesso di cappelle e chiese rurali costruite tra il XV e il XVI secolo. Quest’isola di proprietà privata è stata acquisita sul finire dello scorso anno dalla Fondazione Rovati, un nome che sta ottenendo sempre maggiore rilievo nel campo della collaborazione tra pubblico e privato.

La fondazione nasce per volontà di Giovanna Forlanelli Rovati, che per anni lavora per l’azienda farmaceutica fondata dal suocero, la Rottapharm. Appassionata d’arte nel 2005 fonda una casa editrice, la Johan&Levi, che si occupa di pubblicare saggi dedicati a vari aspetti del mondo dell’arte. E in effetti l’arte contemporanea è anche il primo “obiettivo” della fondazione, molto attiva nel territorio di Monza e della Brianza. Nel 2104 la Rottapharm viene ceduta alla società svedese Meda, e questa cessione sembra aprire una nuova fase all’interno della sua storia.

Alla fine del 2016, infatti, viene annunciata la creazione, a Milano, di un Museo Etrusco, all’interno del novecentesco palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, il cui restauro è stato affidato al prestigioso studio di architettura di Mario Cucinella. All’interno del museo la cui apertura, prevista inizialmente per quest’anno, è stata fatta slittare all’anno prossimo, verranno esposte alcune collezioni di arte antica, tutte di provenienza privata. L’unica di cui si conosce il nome è quella messa assieme da Fiorella Cottier-Angeli, archeologa molto attiva nel panorama culturale svizzero.

La collezione, composta prevalentemente di vasi in bucchero e impasto, e in parte pubblicata da Giovannangelo Camporeale, che ha fatto parte anche del comitato patrocinatore dell’associazione da lei fondata a Ginevra assieme a Jacques Chamay, la Hellas et Roma, è rientrata in Italia grazie a un accordo stretto col Ministero dei Beni Culturali e il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. C’è un certo parallelismo tra il modo in cui la Hellas et Roma ha operato a Ginevra, alimentando le collezioni archeologiche dell’Università e del Museo di Arte e Storia, che ha un intero fondo che porta il suo nome, e gli intenti della fondazione Rovati, che intende aprire le collezioni del futuro museo etrusco a giovani studiosi. Tuttavia si tratta in gran parte di reperti privi di contesto di provenienza; cosa che rende questo genere di reati particolarmente esecrabili dal punto di vista scientifico. Un reperto archeologico sradicato dal suo contesto viene trasformato in un bell’oggetto che non è in grado di raccontarci alcuna storia.

L’acquisizione dell’Isola Bisentina lascia intendere che la Fondazione Rovati stia ulteriormente espandendo il suo raggio d’azione, distinguendosi per la diversificazione continua delle sue attività. È sicuramente un impegno lodevole che andrà seguito con interesse da tutti gli addetti ai lavori.

 

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La sede della fondazione Rovati a Milano

 

 

Per saperne di più:

Sull’acquisizione della collezione Cottier-Angeli si veda l’articolo pubblicato in Archeomafie IX.

Maurizio Pellegrini su Fiorella Cottier Angeli

Casa editrice Johan&Levi

 

 

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