Il parere dell'esperto

Il mercato dell’arte: i porti franchi

Il mercato internazionale dell’arte è interessato da un processo evolutivo che a partire dall’ultimo secolo ha registrato una crescita esponenziale non solo di fiere, esposizioni e sale d’asta, ma anche del volume e della velocità nei flussi di scambio di opere.

 

L’aumento per le spese di trasporto e l’aggiunta dei dazi doganali, causa di rallentamenti della movimentazione delle merci, hanno fatto si che gli ‘operatori del settore’ come collezionisti, galleristi, commercianti, intermediari e anche numerosi musei, per raggirare tali ostacoli ricorressero sempre più spesso ad una soluzione: il porto franco.

 

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Il porto franco di Ginevra (© Reuters)

 

Zona economica libera, la zona franca è una porzione di territorio di un determinato Paese dove è possibile beneficiare di alcuni privilegi tributari, come il non pagare i dazi di importazione o le imposte e quindi, nell’ambito delle trattative del mercato, è considerata il luogo ideale per lo stoccaggio dei beni.

Qui le opere d’arte, considerate come semplici ‘merci’, vengono movimentate (carico, scarico e conservazione in deposito) sotto il controllo delle autorità doganali e di esperti del settore; sono esenti dai dazi e possono cambiare numerose volte il proprietario. Solamente per l’acquirente finale avverrà la corresponsione dei relativi dazi dovuti nel paese di destinazione.

Il porto franco è quindi uno strumento fondamentale nel processo di dematerializzazione del mercato dell’arte e si trasforma anche in luogo di “sequestro” dei beni che giuridicamente è incontestabile, sia nei confronti di chi agisce nel mercato stesso, ma anche nei confronti delle autorità finanziarie.

Le zone franche utilizzate come luogo di conservazione di opere d’arte sono in costante crescita a livello mondiale e questa è la dimostrazione e la conseguenza che il mercato dell’arte nel XXI secolo si sta evolvendo verso una realtà dove le contrattazioni raggiungono livelli globali, con efficienti metodi che consentono agli attori di usufruire di agevolazioni e benefici.

Ciò che attira l’attenzione verso le zone franche, da parte dei mercanti dell’arte, è in primo luogo la riservatezza offerta; il fatto poi che solo al momento dell’uscita definitiva dell’opera dal porto si pagano le relative tasse; così come la convenienza dei costi di magazzinaggio e delle polizze assicurative; ma soprattutto le ottimali condizioni in cui le opere sono conservate e la presenza di laboratori di restauro, nonché di sale per l’esposizione, la presentazione e le aste interne.

Comprendere ed approfondire le metodologie utilizzate in questi siti è di fondamentale importanza per contrastare il traffico illecito dei beni di interesse storico, archeologico ed artistico a livello internazionale.

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