Furti

Il ritorno del Mitra Tauroctono a Tarquinia. Cronistoria di un recupero

Dal mese di febbraio 2017 il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia gode di un valore aggiunto, il Mitra Tauroctono, il gruppo marmoreo risalente al II secolo d. C. che proviene da uno dei più interessanti recuperi del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

 

Per chi si accinge a visitare il primo piano del museo, alla fine della scala, prima di immettersi sul loggiato, a sinistra si apre la sala dove sono esposti i celeberrimi Cavalli Alati e proprio sulla stessa parete dove questi sono collocati, in basso a destra si apre una porta; si entra e ci si trova di fronte ad uno spettacolo meraviglioso.

 

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Il Mitra Tauroctono (© Nucleo TPC)

 

Eccola qui, solista di un coro di voci bianche, imponente nelle dimensioni (1.60 x 0.60 h. 1.20) ed in contrasto con tutto ciò che la circonda, la grande scultura domina con il suo candido marmo la sala dalle pareti rosse ed in netto contrasto col nero dello sfondo.

Chi le si avvicina in rispettoso silenzio si meraviglia di sì tanta bellezza: l’acefala divinità nell’atto di uccidere il toro, secondo lo schema iconografico molto diffuso nei luoghi di culto del Mitraismo.

A maggio del 2014 i Carabinieri del Reparto Operativo per la Tutela del Patrimonio Culturale, nell’ambito di attività investigative volte al contrasto del traffico illecito di opere d’arte, riescono a bloccare a Fiumicino, dopo un rocambolesco inseguimento, un furgone con un carico di fiori, tra i quali, nascosto dietro ad una tenda era sistemato il gruppo marmoreo, pronto per essere immesso sul mercato internazionale.

L’opera, al momento del sequestro, era completamente ricoperta di materiale terroso e priva della testa, delle braccia, del cane e del serpente.

 

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Il Mitra Tauroctono (© Nucleo TPC)

 

Il proseguimento delle attività investigative, grazie soprattutto agli interrogatori, ha portato all’individuazione del luogo oggetto di illecite attività di scavo clandestino e proprio sul Pianoro della Civita, antica ubicazione dell’etrusca città di Tarquinia, le indagini archeologiche eseguite in somma urgenza dall’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, in prossimità dell’unica via di accesso che conduce ai resti dell’antica città, hanno consentito il ritrovamento del cane, ad una profondità di alcune decine di centimetri sotto l’arativo, e dei resti di un edificio, fornendo così una probabile ipotesi della provenienza (fonte)

Da lì a poco, consegnato spontaneamente dai clandestini, compare anche il frammento del braccio sinistro. Dal mese di novembre 2014 a febbraio 2015, il gruppo viene affidata all’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR, Laboratorio Materiali Lapidei) per l’intervento di restauro che ha visto in un primo momento la pulitura meccanica della superficie, con l’utilizzo del laser per le rifiniture e successivamente la ricollocazione delle parti mancanti e recuperate: il cane ed il frammento del braccio sinistro (fonte).

Nel 2016 e nel 2017, il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università degli Studi di Verona realizza due campagne di scavo dirette dal prof. Attilio Mastrocinque, grazie alle quali non è stato ancora ritrovato il mitreo, ma è stato possibile ampliare la conoscenza della planimetria dei resti della domus, articolata in ambienti pavimentati di varie dimensioni e dotata di pozzi per la captazione dell’acqua e di una fontana ornamentale (Bando 2017 Scavi Tarquinia).

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Dal recupero di uno dei più importanti gruppi marmorei, si sta aprendo uno scenario di ricerche che potrebbe riscrivere la storia della diffusione del culto mitraico e soprattutto riportare alla luce gli antichi resti della città di Tarquinia.